lunedì 15 agosto 2011

Un po' di chiarezza

BULIMIA
La bulimia è un disturbo del comportamento alimentare.

Infatti, la bulimia nervosa è, insieme all'anoressia nervosa, uno dei più importanti disturbi del comportamento alimentare, detti anche Disturbi Alimentari Psicogeni (DAP). Ciò che contraddistingue la bulimia è un problema dell'alimentazione per cui una persona ingurgita una quantità di cibo esorbitante per poi ricorrere a diversi metodi per riuscire a non metabolizzarlo e, quindi, ingrassare (vomito autoindotto, utilizzo di lassativi e purghe).
Clinicamente la bulimia è denotata da episodi in cui il soggetto sente un bisogno compulsivo di ingerire spropositate quantità di cibo, correlati da una spiacevole sensazione di non essere capace di controllare il proprio comportamento.
L'episodio bulimico è caratterizzato dall'atteggiamento compulsivo con cui il cibo è ingerito e non dal desiderio di mangiare un determinato alimento.
È frequente negli adolescenti e nei giovani adulti. Colpisce prevalentemente soggetti di sesso femminile (90%).[1] Generalmente compare attorno ai 12-14 anni (tarda preadolescenza) o nella prima età adulta (18-19 anni).
Si distinguono due tipi di bulimia:
  • con condotte di eliminazione, che vede il soggetto ricorrere regolarmente a vomito autoindotto oppure all'uso inappropriato di lassativi,diuretici o enteroclismi.
  • senza condotte di eliminazione, che vede il soggetto bulimico adottare regolarmente comportamenti compensatori inappropriati, ma non dedicarsi al vomito autoindotto o all'uso di lassativi, diuretici o enteroclismi.
Gli episodi bulimici possono essere scatenati da alterazioni dell'umore, stati d'ansia o stress. In alcuni casi gli episodi bulimici possono anche essere programmati anticipatamente.
Non vengono considerati episodi bulimici quei casi in cui vi è un'elevata assunzione di cibo saltuariamente e in contesti e situazioni particolari, né il continuo "spiluccare" durante la giornata.
Le cause sono di varia natura, sia psicologica che sociale o biologica. Per la sua natura deve essere differenziato dall'anoressia nervosa, che in una delle sue forme mostra lo stesso desiderio di ingurgitare al momento una smisurata quantità di cibo, nell'altra malattia si assiste più ad un rituale che ad un qualcosa di improvvisato, e la differenzazione maggiore è quella del rapporto dei pazienti verso il loro peso: sottopeso negli anoressici ma peso normale o anche in sovrappeso per quanto riguarda i bulimici.
Il DSM-IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) ne trova le caratteristiche in:
  • Ricorrenti abbuffate: dove per abbuffate si intende il mangiare in un determinato periodo di tempo, una quantità di cibo decisamente maggiore a quello che la maggior parte della popolazione mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili. Durante queste abbuffate si ha la sensazione di non poter controllare le proprie azioni (si sente di non riuscire a smettere di mangiare e a controllare cosa e quanto si sta mangiando).
  • Atti compensatori ricorrenti ed inappropriati: per evitare l'aumento di peso, vengono utilizzate tecniche come quella del vomito autoindotto (dita in gola), abuso di lassativi, diuretici, enteroclismi o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo.
  • Le abbuffate, assieme alle condotte compensatorie, devono manifestarsi mediamente almeno due volte la settimana per tre mesi.
  • Valutazione dell'autostima decisamente influenzata dalla forma e dal peso corporeo.


    ANORESSIA
    L'anoressia è la mancanza o riduzione dell'appetito. Può condurre alla morte se persiste.
    L'anoressia diventa una vera e propria malattia quando essa è disturbo psichico primitivo. In questo caso è meglio parlare di anoressia nervosa. Esiste anche la pseudoanoressia: una persona mangia di nascosto, e in pubblico asserisce di non avere mai fame.
    Secondo il DSM-IV, per potere effettuare diagnosi di anoressia nervosa è necessaria la presenza contemporanea dei seguenti quattro criteri diagnostici:
    1. Severa perdita di peso: richiesto un valore minimo corrispondente al 85% del peso standard che il soggetto dovrebbe avere per età ed altezza. Se si hanno variazioni repentine di peso, dell'ordine di 1-2 kg persi a settimana questo costituisce un criterio di urgenza ed emergenza.
    2. Paura di ingrassare: da intendere come preoccupazione costante ed insopportabile di aumentare peso indipendentemente da quello attuale.
    3. Dismorfismo corporeo: eccessiva influenza del peso e della forma corporea sull'autostima, alterazione dell'immagine di sè, rifiuto di ammettere la gravità della situazione di sottopeso.
    4. Amenorrea: assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi.

    Cause

    [modifica]Da farmaci


    ANORESSIA NERVOSA 
    L'anoressia nervosa (AN) è, insieme alla bulimia, uno dei più importanti disturbi del comportamento alimentare, detti anche Disturbi Alimentari Psicogeni (DAP). Ciò che contraddistingue l'anoressia nervosa è il rifiuto del cibo da parte della persona e la paura ossessiva di ingrassare.
    L'anoressia nervosa è una malattia, e non deve essere confusa con il sintomochiamato anoressia, la cui presenza invece è indice di un differente stato patologico dell'individuo.

    Sintomatologia

    I criteri standard raccomandati dai manuali psichiatrici per una corretta diagnosi di anoressia nervosa sono:[42]
    1. una magrezza estrema (non costituzionale ma volontaria), con rifiuto di mantenere il peso al di sopra di una soglia minima ritenuta normale (anoressico è un soggetto con peso sotto l'85% di quello previsto in base all'età ed alla altezza e/o l'indice di massa corporea- BMI - inferiore a 17,5);
    2. una forte paura di ingrassare anche in presenza di evidente sottopeso;[43]
    3. una preoccupazione estrema per il peso e l'aspetto fisico, che includa sia un'alterazione del vissuto corporeo, sia un'importanza eccessiva data al peso a scapito dell'autostima; o ancora il rifiuto di ammettere la gravità delle proprie condizioni fisiologiche; il non essere soddisfatti del proprio corpo (costituisce il fattore di rischio più elevato);[44]
    4. nei pazienti di sesso femminile, un'amenorrea (sospensione del ciclo mestruale) da almeno tre cicli consecutivi dopo il menarca.
    Il disagio psicologico può esprimersi attraverso l'ansia o la depressione, ma in ogni caso chiama in causa legami e modelli culturali.
    Sono in corso studi per comprendere quali siano gli impatti di tali disturbi sui familiari dei soggetti colpiti dall'anoressia nervosa.

    Manifestazioni minori

    Altre manifestazioni sono:

    Manifestazioni psichiatriche

    Date le loro caratteristiche, diventa impossibile una quantificazione percentuale precisa dei sintomi psichiatrici riscontrati nelle persone affette dall'anoressia nervosa. Molti studi in proposito sono stati effettuati elencando le varie possibili manifestazioni:
    • Depressione, a seconda dello studio la sua incidenza varia dal 25% dei casi arrivando a sfiorare anche l'80%, che può anche perdurare dopo la guarigione dalla malattia. Alcuni autori discutono sul fatto che depressione e digiuno prolungato portino a identiche manifestazioni, suggerendo il solo calo ponderale e non la presenza dello stato depressivo.[53]
    • Ansia, la cui coesistenza è difficile da comprendere; gli studi condotti dimostrano un elevato range (ovvero una differenza notevole fra il valore minimo e quello massimo) dal 20 al 65%, ma il dato è più elevato se si valuta la condizione pre-iniziale dello stato morboso (90%).[53]
    • Disturbi correlati a sostanze.
    • Disturbo di personalità. Nel caso dell'anoressia nervosa il disturbo riguarda il cluster C (comprende i disturbi di personalità evitante, dipendente e ossessivo compulsivo), rilevata soprattutto nella tipologia di alimentazione compulsiva.[54] Altri autori si discostano leggermente da tale affermazione includendo la forma compulsiva nel cluster B (comprende i disturbi di personalità antisociale, borderline, istrionica e narcisistica).[55]
    • Disturbo ossessivo-compulsivo. Secondo alcuni autori tale manifestazione sarebbe una sottospecie dei disturbi alimentari. I ricercatori, grazie a una meta-analisi di tutti gli studi effettuati, si sono pronunciati notando come i risultati siano eterogenei, portando nella maggioranza dei casi a cambiamenti nell'evolversi della malattia e spesso al peggioramento di essa.[56]
    Per quanto riguarda l'espressione della rabbia e dell'aggressività diretta verso gli altri, la mancanza di tale fattore è proprio una caratteristica che contraddistingue l'anoressia nervosa dalla bulimia nervosa.[57
    Per accertarsi che una persona sia affetta da anoressia nervosa non esistono esami specifici ma vengono redatti dei questionari, degli indici rivelatori, che la persona compila:
    • Eating Attitudes Test, (EAT-26) un questionario composto da 26 domande, per controllare i disturbi dovuti alla dieta, alla bulimia e alla preoccupazione del cibo;[69]
    • Eating Disorder Symptom Severity Scale, (EDS3) per studiare i sintomi che accompagnano l'anoressia: la preoccupazione dell'immagine del proprio corpo, la paura di ingrassare, l'ansia dovuta al cibo;[70]
    • Eating Disorders Symptom Impact Scale (EDSIS), creata ultimamente, esamina la nutrizione, il comportamento della persona e l'isolamento sociale.[45]
    Alle domande del test si dovrebbe rispondere con la frequenza con cui tale evento capita:
    NumeroLe domande dell'EAT 26 [71]
    1Paura di ingrassare
    2Quando si ha fame si evita di mangiare
    3Il pensiero del cibo preoccupa
    4A volte si mangia senza fermarsi
    5Fare a piccoli pezzi il cibo
    6Controllare le calorie che si ingurgita
    7Evitare cibi ricchi di carboidrati
    8Gli altri desiderano che ingurgiti altro cibo
    9Vomitare dopo aver mangiato
    10Sentirsi in colpa dopo aver mangiato
    11Desiderare di essere più magri
    12Durante l'attività fisica si pensa alle calorie bruciate
    13Agli altri appari sottopeso
    14Il pensiero del grasso sul corpo preoccupa
    15Durante il pasto si impiega molto tempo per finirlo
    16Evitare i cibi con zuccheri
    17Mangiare cibi ritenuti dietetici
    18Il cibo controlla la propria vita
    19Saper controllare la fame
    20Gli altri insistono sul mangiare
    21Il cibo occupa molto tempo e pensieri
    22Dopo aver ingurgitato dei cibi ricchi di calorie ci si sente a disagio
    23Seguire diete specifiche
    24Amare sentirsi lo stomaco vuoto
    25Stimolo di vomito dopo aver ingurgitato il cibo
    26Desiderio di provare cibi diversi dal solito e molto elaborati

    [modifica]Diagnosi differenziale

    Esistono altri disturbi alimentari collegati:
    • Ortoressia o ortoressia nervosa, che va contro la domanda 26 del questionario (EAT26). In tal caso si cercano i cibi più sani e semplici, spesso crudi.
    • Anoressia riversa, chiamata anche bigoressia o dismorfia muscolare, dove si cerca di aumentare la massa muscolare. Anche in tal caso si è in presenza di un disturbo dell'immagine del proprio corpo.
    • Sindrome da alimentazione notturna, dove l'anoressia nervosa è soltanto una delle fasi della sindrome, che si conclude nel mattino, seguita da iperfagia e insonnia.
    • Ipertiroidismo, malattia nella quale l'individuo dimagrisce anche se ingurgita più del normale.
    • Schizofrenia, in cui si verifica la sitofobia (rifiuto patologico del cibo).

    Differenze con la bulimia nervosa

    Vi sono molte differenze con la bulimia nervosa:
    DifferenzaAnoressia nervosaBulimia nervosa [72]
    PesoIl peso rimane costantemente basso, sotto la media BMIIl peso rimane sulla norma, non si notano differenze di rilievo
    Decade di incidenza maggiore (quando compare il disturbo)Si presenta nella prima giovinezza della personaCompare in età adulta
    Richiesta di aiutoLa persona malata non cerca quasi mai un aiutoMolto frequentemente la persona chiede di essere aiutata
    Rapporto con il menarca (primo sanguinamento della donna durante lamestruazione)A volte è correlata e causa l'anticipazione del sanguinamentoNon ha alcun rapporto con il sanguinamento
    Diffusione nei soggetti maschiliAnche se l'incidenza è notevolmente inferiore, la malattia colpisce anche i maschiL'incidenza è quasi esclusivamente femminile
    TipologiaPuò essere acuta o cronica ma non cambia nel decorsoRisulta essere di tipo fluttuante
    Malattie precedentiLa malattia è di origine primitiva (non deriva da nessun'altra)Inizia con un episodio di anoressia nervosa diventando una sua possibile evoluzione
    Disturbi mentali associati (entrambi mostrano uno stato depressivo)Stato di ansiaIntenzione a farsi del male
    PrognosiPositiva soltanto se gli interventi sono tempestiviBuona in più della metà dei casi, risponde bene alla terapia
    BINGE
    Il Binge Eating Disorder (in italiano sindrome da alimentazione incontrollata) è un disturbo del comportamento alimentare che solo di recente è stato descritto in modo chiaro ed esaustivo.
    Cos'è il Binge Eating Disorder – Si tratta di una patologia che spinge il soggetto a compiere grandi abbuffate, in modo veloce e vorace, finché non è completamente sazio. Perché si possa parlare di Binge Eating Disorder occorre che coesistano un certo numero di comportamenti:
    • le abbuffate devono avvenire almeno due volte alla settimana;
    • devono verificarsi per un periodo di almeno sei mesi;
    • in genere sono indipendenti dallo stimolo della fame;
    • quasi sempre avvengono in solitudine;
    • il soggetto non trova gratificazione, ma prova un senso di colpa;
    • non esistono meccanismi di compensazione (come nella bulimia: vomito, lassativi, esagerato esercizio fisico).
    A causa dell'ultimo punto il soggetto è in netto sovrappeso. Infatti il Binge Eating Disorder sembra colpire il 2-3% della popolazione, ma il 30% degli obesi. In genere non colpisce adolescenti, ma soggetti fra i 30 e i 40 anni.
    Le cause – Ci sono solo ipotesi. La più gettonata è che il Binge Eating Disorder sia legato a uno stato depressivo del soggetto anche se non è chiaro se sia la depressione a innescare il Binge Eating Disorder o il contrario. Di certo un umore negativo (rabbia, frustrazione, noia ecc.) facilita la patologia. Capire le cause è molto importante perché a seconda della causa si può scegliere il terapeuta adatto. Dal punto di vista psicologico il soggetto affetto da Binge Eating Disorder avrebbe una scarsa autostima di sé e l'abbuffata non sarebbe che il modo per riempire il proprio vuoto interiore.
    Sicuramente sono cause plausibili, ma non del tutto provate. A mio avviso le cause del Binge Eating Disorder possono essere meglio capite se si esaminano gli attuali risultati nella cura della malattia. Infatti, come è spiegato più avanti, una delle strade più promettenti è quella dell'impiego degli inibitori della ricaptazione della serotonina; storditi dagli effetti metabolici del cibo (frutto dell'azione di insulina e glucagone), ci si è ultimamente dimenticati degli aspetti psichici.L'assunzione di cibi appetibili (in particolare carboidrati: classico l'esempio della Nutella) favorisce la produzione di serotonina: il cibo diventa cioè un antidepressivo naturale. Logico pensare che in alcuni soggetti possa scattare un meccanismo di compensazione: la serotonina prodotta dà benessere e ciò ci spinge ad assumere altro cibo, finché il meccanismo si blocca e il soggetto, realizzando la sua situazione, ricade nel senso di colpa.
    La NES (Night-eating syndrome) – La mia tesi  può essere ulteriormente avvalorata dalla sindrome dei mangiatori notturni, studiata per la prima volta nel 1955 da Albert Stunkard: alcuni soggetti presentano le stesse caratteristiche del Binge Eating Disorder, ma le loro abbuffate avvengono solo di notte. Dopo circa 40 anni di studi, Stunkard è giunto alla conclusione (1999) che in tali soggetti esiste un'inversione del ritmo ormonale giorno-notte (melatonina che influisce sul sonno e leptina che influisce sull'appetito). Chi soffre di NES non sarebbe altro che un soggetto affetto da Binge Eating Disorder con ritmo giorno-notte invertito. Anche per chi soffre di NES si sono ottenuti risultati con le stesse cure impiegate nel Binge Eating Disorder.
    I casi "mascherati" – In realtà probabilmente il Binge Eating Disorder non è altro che una condizione permanente di una situazione che può riguardare tutti. L'eccessiva gratificazione del cibo (a causa dei processi ormonali antidepressivi che si innescano) per contrastare una situazione potenzialmente depressiva è sicuramente non patologica e comune a molte persone. Addirittura alcuni soggetti non riescono a evitare il sovrappeso solo perché incorrono periodicamente nel fenomeno dell'abbuffata antidepressiva. Ovvio che se hanno una coscienza salutista riescono a limitare le occorrenze e assumono un comportamento non patologico.

    credo di appartenere pienamente al primo caso, ma credo anche che nessuna abbia solo una di queste, ma sia sempre un miscuglio, il vero nome forse è mal di vita. 

    2 commenti:

    NOEMI ha detto...

    togli il forse è proprio mal di vita e quello che penso io è che con questo blog ci aiutiamo l'una con l'altra pensiamo ad altro e non a questa merda di vita.... complimenti per il blog e ricorda che non sei sola io sono una ragazza ana come te e voglio andare avanti in questa battaglia...

    Roxana ha detto...

    per quanto ci disperiamo non riusciamo proprio ad arrenderci eh..
    grazie per la vicinanza, continuiamo a sostenerci...