martedì 2 novembre 2010

CONSIGLI UTILI ( PRESI DA ALTRI BLOG)

Resistere alla fame
Ci sono momenti dove mangeresti di tutto e di più. L'unica immagine che vedi è un immenso barattolo di nutella o una deliziosa focaccia alle olive e tutti i tuoi propositi di dieta svaniscono in un attimo. Ma perché? Come mai ti succede?
Lo stimolo della fame funziona esattamente come una sveglia, una sorta di allarme che il tuo organismo mette in funzione per avvertirti che il tuometabolismo ha bisogno di nuove energie.
Ma se la fame diventa incontrollabile ed improvvisa, significa che sta commettendo qualche errore nella tua alimentazione.
  1. Non eliminare mai dai tuoi menù la dose di carboidrati perché stimolano la produzione di serotonina (un neurotrasmettitore che mette in moto il segnale di "sazietà").
  2. Un po' di latte e formaggi (qui è il "triptofano" che si trasforma in serotonina).
  3. Gusta il cibo lentamente, assaporandolo fino in fondo.
  4. Non saltare mai la colazione.
E se durante la giornata hai voglia di mangiare qualcosa, mangia la cosa giusta, non correre a prendere una sacchetto di patatine o una merendina al cioccolato.
Lo spuntino giusto al momento giusto!
Ecco gli stuzzichini spezza fame, che ti aiutano a nutrirti in modo sano eliminando contemporaneamente quei fastidiosissimi buchi allo stomaco.
Concediti all’ora giusta per te un sano spuntino, ma ricorda: non più di due volte al giorno!
ore 10Una banana o un altro frutto a piacere: gli zuccheri ti danno energia e la voglia di merendine scompare.
ore 11Due cracker light al gusto che preferisci: sgranocchi e i carboidrati ti tolgono il senso di vuoto.
ore 12Succo di pomodoro con qualche cetriolino sottaceto: ti preparano al pranzo senza aggiungere troppe calorie.
ore 15Un caffè shekerato. Per una ricarica immediata di vitalità.
ore 17Un frutto con due biscotti: fruttosio e carboidrati abbinati.
ore 19Un succo di pomodoro condito con limone, per arrivare alla cena senza "vuoti".
ore 23Una tazza di tè verde evita di farti venire tentazioni notturne.
ore 24Una tazza di latte scremato (o di soia), per conciliare il sonno.



Efedrina

L'efedrina è un protoalcaloide estratto da alcune piante appartenenti al genere Ephedra (famiglia Ephedraceae).
Strutturalmente simile all'amfetamina di cui rappresenta il naturale precursore, l'efedrina viene utilizzata per migliorare la concentrazione, per sopprimere l'appetito, per favorire il dimagrimento e per il trattamento di asma e ipotensione. In oculistica l'efedrina viene utilizzata come farmaco midriatico (ha la capicità di dilatare la pupilla).

Efedrina amfetaminaephedra edfedrina


Nonostante i ben documentati effetti collaterali, l'efedrina è facilmente reperibile a dosaggi consistenti anche in Italia, in quanto presente come principio attivo in molti prodotti da banco venduti in farmacia o nelle erboristerie.
Talvolta l'efedrina viene chiamata Ma Huang (Ephedra sinica) rifacendosi al nome di una pianta molto popolare nella medicina tradizionale cinese e particolarmente ricca di efedrina.

Efedrina e dimagrimento

L'efedrina è contenuta in molti prodotti ad "azione dimagrante". Una delle caratteristiche più interessanti di questa sostanza, simile ma più potente di quella esercitata dalla caffeina, riguarda la capacità di accelerare il metabolismo stimolando la secrezione di catecolamine.
Questo effetto, associato al potere inibente sull'appetito, non è quantificabile e varia da soggetto a soggetto. L'assunzione di prodotti a base di efedrina a scopo dimagrante può comunque risultare impropria e potenzialmente pericolosa.

Effetti collaterali

L'utilizzo concomitante di efedrina o pseudoefedrina ed altri stimolanti come caffeina ed anfetamine dovrebbe essere evitato; oltre agli effetti dopanti si amplificano infatti anche quelli collaterali che mettono a dura prova il sistema nervoso e cardiovascolare fino a produrre aritmie e disordini cerebrovascolari anche di notevole entità.
Particolarmente a rischio sono i soggetti che soffrono già di problemi cardiaci, malattie tiroidee e diabete. In tutti questi casi il consumo di prodotti contenenti efedrina (anche a piccole dosi) è caldamente sconsigliato.

SISTEMA NERVOSO
Agendo come stimolante sul sistema nervoso centrale, l'efedrina può indurre irrequietezza, nervosismo, allucinazioni, convulsioni, insonnia, psicosi e tremori; terminato il suo effetto l'individuo cade in uno stato di profonda sedazione con comparsa di depressione e pensieri suicidari
l'uso di efedrina aumenta sensibilmente la pressione arteriosa (ipertensione) e lafrequenza cardiaca (tachicardia). In soggetti predisposti l'abuso di efedrina può condurre a morte per arresto cardiaco (risale al 17  Febbraio 2003 la scomparsa del pitcher Steve Bechler dei Baltimore Orioles, in cui l'esame autoptico determino che l'efedra ebbe un ruolo nella sua morte)
APPARATO URINARIO
ritenzione vescicale da ipertono sfinteriale del detrusore
ALTRI EFFETTI COLLATERALI
Disturbi gastrointesinali (nausea, vomitostitichezza)

ALTERNATIVE SANE ALL'EFEDRINA

TENERE A FRENO L'APPETITO

E' molto difficile dimagrire se si avverte costantemente il desiderio di mangiare.
La lotta contro la fame è una battaglia persa in partenza poiché se la dieta è troppo restrittiva basterà qualche saltuaria e inevitabile abbuffata per vanificare ogni sacrifico.
Attenzione dunque a non confondere il bisogno di cibo con la voglia di cibo. Il dessert a fine pasto è un classico esempio di voglia di cibo, poiché a quel punto solitamente si sono già assunte abbastanza calorie. In questi casi il bisogno di cibo è solamente psicologico, non fisico.
Riuscire a controllare il proprio appetito permette di tenere a freno le tentazioni della buona cucina.
Per tenere a bada i morsi della fame occorre ricercare gli alimenti a più alto indice di sazietà e distribuirli con razionalità durante l'arco della giornata. La scelta di ciò che mangiamo è infatti influenzata da aspetti sensoriali e psicologici ma anche dall'indice di sazietà degli alimenti.

L'indice di sazietà o potere saziante di un cibo

Il potere saziante di un cibo è influenzato da numerosi fattori. Tra questi ve ne sono alcuni prettamente soggettivi, come l'aspetto e l'appetibilità ed altri oggettivi come la composizione in macronutrienti (grassi, lipidi, proteine, volume e contenuto in acqua e fibra).

FATTORI SOGGETTIVI:
l'appetibilità e l'aspetto di un cibo sono fattori molto importanti: è più facile consumare 500 grammi del proprio cibo preferito, servito in un piatto di porcellana o assumere 50 grammi di un alimento ripugnante servito in un piattino di plastica?
Inutile autocostringersi ad assumere un cibo per noi poco appetibile, poiché probabilmente ne assumeremo addirittura meno del previsto ma di lì a poco ci ritroveremo affamati e con un rimorso psicologico che ci porterà a svuotare il frigorifero.
Il senso di sazietà è una risposta neurologica controllata da specifiche regioni dell'ipotalamo. Il sottile equilibrio tra i diversi ormoni che regolano questa sensazione può essere alterato da fattori genetici ed in questi casi il soggetto sarà più o meno predisposto a mangiare di più.
Anche altri fattori come il volume dello stomaco e la quantità e qualità dei succhi gastrici, sono in grado di influenzare il senso di pienezza.

FATTORI OGGETTIVI
Al di là dei fattori soggettivi, esistono numerosi altri fattori obiettivi che possono essere controllati con una corretta alimentazione:

Quantità di proteine
Secondo quanto emerge da alcuni studi dell'università di Washington le proteine sono un ingrediente utilissimo per sopprimere l'appetito e promuovere il senso di sazietà.
Il successo che in questi ultimi anni hanno riscontrato le diete iperproteiche è senz'altro dovuto anche a questo importante aspetto. Le proteine oltre a ritardare la comparsa della fame contrastano la riduzione della massa magra e del metabolismo basale che si verificano in seguito alle normali diete dimagranti.
Oltre a saziare più di carboidrati e grassi le proteine hanno anche un potere termogeno maggiore in quanto la loro digestione richiede un quantitativo energetico superiore rispetto agli altri due macronutrienti
Tuttavia le diete ad elevato apporto proteico non sono del tutto immuni da rischi ed aspetti negativi, vedi: Eccesso di proteine nella dieta

Qualità dei carboidrati
Il tipo di carboidrati assunti con l'alimentazione influenza direttamente il senso di sazietà. L'indice glicemico è il principale responsabile di questa caratteristica: tanto più è basso l'indice glicemico e tanto maggiore sarà il senso di sazietà di quel determinato carboidrato. Per approfondire l'argomento vedi: Indice e carico glicemico
ALIMENTI AD ALTO INDICE: glucosio, miele, pane bianco, patate cereali, cracker, cereali per la prima colazione. uva banane, CAROTE, riso.
ALIMENTI A MODERATO INDICE: pane integrale, pasta, mais, arance, cereali integrali per prima colazione, riso brillato.
ALIMENTI A BASSO INDICE: fruttosio, yogurt, piselli, mele, pesche, fagioli, noci, riso parboiled, latte.
Volume del cibo
Il volume del cibo ingerito è un fattore che influenza in modo considerevole il senso di sazietà.
Durante la deglutizione la gola invia un segnale allo stomaco, il quale si prepara a ricevere ilbolo dilatandosi. Mano a mano che il volume di cibo presente nella sacca gastrica aumenta vengono inviati impulsi al cervello determinando la comparsa del senso di sazietà.
Maggiore è il volume degli alimenti, e più rapido è lo stato di pienezza gastrica. Un cibo voluminoso ma povero di calorie contiene generalmente un'elevata quantità di acqua e fibre ed una ridotta percentuale di grassi. Ne sono esempi l'arancia e lo yogurt.
Un cibo ricco di calorie ma poco voluminoso contiene generalmente una ridotta quantità di acqua e fibre e una elevata percentuale di grassi. Ne sono esempi la frutta secca ed i grassi da condimento.
Mangiare cibi ricchi di acqua e fibre come frutta e verdura, latte scremato e simili, favorisce la prematura comparsa del senso di sazietà. Al contrario cibi particolarmente ricchi di grassi determinarono una senso di pienezza inferiore.

Masticazione

Riappropriarsi della corretta tecnica di masticazione è molto importante specie in presenza di fame "impulsiva". Masticando lentamente si facilita la digestione, si apprezzano di più lecaratteristiche organolettiche dei cibi e si evitano le abbuffate irrazionali.
Affinché al cervello arrivino i primi segnali di sazietà devono passare all'incirca venti minuti dal momento in cui si inizia a mangiare. Masticare lentamente può quindi aiutare a tenere a freno inutili eccessi alimentari.






Tenere a freno l'appetito: gli alimenti più sazianti

Capacità di assorbire/perdere acqua durante la cottura

Come abbiamo visto il contenuto in acqua è uno dei parametri più importanti per determinare il potere saziante di un cibo. Durante la cottura un alimento può assorbire o perdere acqua. E' il caso, per esempio, del riso che durante la cottura passa da 100 a 320 grammi assorbendo notevoli quantità di acqua e aumentando di gran lunga il suo indice di sazietà.
Altri alimenti, come le verdure, tendono a perdere una discreta parte di acqua durante la cottura, aumentando la propria densità calorica.

Combinazioni alimentari corrette: la verdura prima degli altri alimenti

Il modello di pasto completo più diffuso prevede il consumo nell'ordine di: primo (pasta o riso), secondo (carne e pesce), contorno (verdura), dolce e caffè.
In realtà in questo modo si vanno a combinare alimenti con esigenze digestive diametralmente opposte. Per questo motivo i seguaci della dieta dissociata sono tanto contrari a questo modello alimentare. Vedi: Corrette combinazioni alimentari
Esiste pero un ulteriore motivo per cui sarebbe bene perlomeno cambiare l'ordine degli alimenti: per esempio consumando la verdura prima delle altre pietanze.
Le verdure sono ricche di acqua, fibre, sali minerali e vitamine, consumandole prima si tenderà ad assumerne quantitativi maggiori.
Le verdure hanno un buon indice di sazietà, di conseguenza si consumerà meno cibo successivamente e l'apporto calorico totale del pasto risulterà inferiore
Le verdure preparano adeguatamente l'ambiente digestivo, facilitano il transito intestinale e preparano lo stomaco ad accogliere gli alimenti successivi.

Bere più acqua

L'acqua è essenziale per la vita dell'uomo poiché è il mezzo nel quale si svolgono gran parte delle attività metaboliche. I processi che regolano la mobilizzazione, il trasporto e l'ossidazione dei grassi richiedono adeguate quantità di acqua. In un individuo disidratato la lipolisi verrà ostacolata o comunque rallentata.
Ma c'è un ulteriore motivo per il quale l'acqua dovrebbe diventare un'inseparabile compagna non solo a pasto, ma anche durante il resto della giornata. Bere più acqua significa evitare di introdurre ulteriori calorie tramite bibite o succhi di frutta e soprattutto favorire il senso di sazietà.

Scegliere le dimensioni delle confezioni e riequilibrare le porzioni

Alcuni studi psicologici hanno dimostrato che contenitori di dimensioni maggiori stimolano la gente a consumare, involontariamente, più cibo. Meglio preferire confezioni monodose evitando le maxiconfezioni formato famiglia.

Quali sono, dunque gli alimenti con il potere saziante maggiore?

Nella speciale classifica degli alimenti a più elevato potere saziante, si collocano al primo posto i cibi contenenti grandi quantità di proteine, di acqua e di fibra alimentare come i legumi.
L'ultimo posto spetta ai prodotti disidratati con un elevato contenuto lipidico come la frutta secca.
Frutta, verdura, carne, pescelegumi, yogurt, panna e latte hanno un indice di sazietà elevato.
Frutta secca, oli e grassi, dolci, cereali non integrali, prodotti da forno, pizza, salumi eformaggi hanno un basso indice di sazietà.

Il potere saziante, un'ultima considerazione

Il potere saziante rappresenta, per definizione, lo stato di pienezza gastrica che si verifica in seguito all'introduzione di cibo e che permette di interrompere il pasto per attivazione cerebrale del senso di sazietà.
Si parla quindi di sazietà nel breve periodo di tempo, se invece si considera il lungo periodo di tempo il discorso viene, in molti casi, ribalatato.
I cibi grassi, per esempio, hanno un basso potere saziante poiché concentrano un elevato potere calorico in un volume molto ridotto. Tuttavia i lipidi favoriscono il senso di sazietà a lungo termine, allontanando la comparsa del nuovo stimolo della fame.
Meglio dunque associare un po' di olio d'oliva ad un piatto di pasta, di carne o di verdura, sia per bilanciare il piatto dal punto di vista nutrizionale, sia per rallentare la comparsa della fame a lungo termine.




Corrette combinazioni alimentari: dieta dissociata?

PREMESSA: La digestione degli alimenti

La digestione ha il compito di trasformare il cibo ingerito in sostanze facilmente assimilabili dall'organismo.
La tappa iniziale del processo digestivo avviene in bocca. La saliva contiene infatti alcuni enzimi, come la ptialina, in grado di scindere gli amidi. Gli amidi sono carboidrati complessi (polisaccaridi), formati da tante molecole di monosaccaridi (glucidi semplici), legate fra loro. Non a caso masticando a lungo un pezzo di pane ci accorgiamo che assume il sapore dolciastro caratteristico degli zuccheri.

Nello stomaco esistono alcuni enzimi (pepsina) in grado di scindere i legami peptidici delle proteine e di produrre catene di peptidi (aminoacidi) di lunghezza inferiore.

Nella prima parte dell'intestino, chiamata duodeno, viene definitivamente completata la digestione di protidi, glucidi e lipidi grazie all'intervento dei succhi pancreatici e della bile. Il cibo completamente digerito viene poi assorbito dai villi intestinali, ad eccezione delle scorie eliminate con le feci.

COMBINAZIONI ALIMENTARI E DIGESTIONE
BOCCA
ptialina o amilasi salivareinizia la digestione degli amidi
STOMACO
acido cloridricoattiva la pepsina e  facilita la digestione delle proteine
pepsinainizia la digestione delle proteine
mucoprotegge la mucosa dello stomacodall'acidità dei succhi gastrici
INTESTINO
(duodeno)bileemulsiona i grassi
succo pancreaticoAMILOPSINA:completa la digestione degli amidi
 TRIPSINA:completa la digestione delle proteine
 LIPASI PANCREATICA:scinde i trigliceridi in acidi grassi  + glicerolo
succo intestinalecompleta definitivamente i vari processi digestivi

IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

Nella tabella sovrastante sono riportati alcuni dei principali enzimi che intervengono nel processo di digestione; osservandola possiamo quindi trarre la prima conclusione:
esistono degli enzimi specializzati per digerire determinati macronutrienti.
Questi enzimi riescono a compiere la loro azione solo in particolari condizioni di acidità e temperatura. Tuttavia le condizioni ambientali ottimali speso differiscono da un enzima all'altro: alcuni necessitano di un ambiente fortemente acido (pepsina) mentre altri lavorano bene quando il pH è neutro.

Proprio su questi punti si basa il concetto chiave della cosiddetta "dieta dissociata":
se ingeriamo due alimenti che richiedono processi digestivi diversi andiamo inevitabilmente incontro ad un rallentamento della digestione, che compromette l'assorbimento dei vari nutrienti. Tale deficit sarà responsabile di fenomeni come:
senso di pesantezza
eccessivo prolungamento della digestione
digestione parziale e fermentazione del cibo ingerito
assimilazione parziale dei vari nutrienti
disturbi gastrointestinali (acidità di stomacoalitosiflatulenza,stitichezza ecc).

QUALI SONO I CORRETTI ABBINAMENTI ALIMENTARI?

Sebbene i sostenitori della dieta dissociata considerino il monopiatto la soluzione vincente per favorire i processi digestivi, esistono degli alimenti tra loro compatibili che possono essere tranquillamente abbinati.
Di seguito sono elencate alcune regole fondamentali per favorire i processi digestivi:
  • evitare di associare tipi diversi di proteine (latte e carne, uova e formaggio, pesce elegumi)
  • evitare di abbinare i carboidrati con la carne
  • evitare di abbinare tipi diversi di carboidrati (semplici e complessi come zucchero e pasta o uva e pane, banana e pane)
  • vi è poi l'indicazione "flessibile" di non associare tra loro diverse fonti di carboidrati complessi, non tanto per i problemi digestivi che ne derivano, ma per evitare di assumere un eccessivo apporto calorico.
Vi è stato uno studioso, Shelton, che ha ulteriormente approfondito questi punti, rendendo veramente proibitive gran parte delle comuni associazioni alimentari.

BUONE E CATTIVE COMBINAZIONI ALIMENTARI

Combinazioni con CEREALI, PASTA, FARINE
CARNE  
PESCE  
FORMAGGI No magri, si grassi e stagionati
GRASSI (condimenti)  
UOVA  
LATTE  
VERDURE No pomodori e spinaci, patate con moderazione
LEGUMI  
FRUTTAdolce  
 semiacidula  
 acidula  
 oleosa  

DIETA DISSOCIATA: STRATEGIA VINCENTE O ENNESIMO ERRORE DI VALUTAZIONE?

I princìpi sui quali si basa la dieta dissociata sono validati da numerosi studi scientifici. Nessuno mette in dubbio che associando correttamente gli alimenti si possa favorire la digestione e l'assorbimento dei vari nutrienti.
Il problema è però un altro:
quando i nutrizionisti parlano di pasti bilanciati identificano un'insieme di alimenti che combinati tra loro forniscono il giusto apporto di nutrienti all'organismo. Assumere i vari cibi in momenti diversi rischia quindi di creare degli squilibri alimentari provocando a lungo andare carenze nutrizionali specifiche.
Altro aspetto negativo di questa dieta riguarda la sua difficile applicabilità, dato che occorre avere solide basi scientifiche per sapere quali alimenti abbinare. Associare l'ananas con la carne, pur andando contro i princìpi generali della dieta dissociata, non crea particolari problemi ed esistono numerosi altri casi in cui la combinazione di due diversi alimenti può favorire la digestione.
Il monopiatto, se da un lato facilita ed accelera la digestione, dall'altro rischia di far comparire prematuramente i sintomi dell'appetito. Se per certi aspetti è utile imparare ad associare correttamente gli alimenti per altri è quindi buona regola evitare il monopiatto. Non a caso il dottor Berry Sears e molti altri illustri nutrizionisti raccomandano di bilanciare i vari piatti in modo da apportare ad ogni pasto quantitativi standard dei vari macronutrienti.

DIETA DISSOCIATA, PER CONCLUDERE

Ancora una volta ci troviamo di fronte ad una dieta che estremizza un particolare concetto, sia pur fondato scientificamente, dimenticandosi di altri fattori molto importanti dal punto di vista nutrizionale. L'accanimento scientifico ed il voler a tutti i costi imporre i risultati dei propri studi porta inevitabilmente a commettere degli errori di valutazione grossolani.
Imparare ad abbinare correttamente gli alimenti è senz'altro utile ma trasformare questo concetto nell'aspetto più importante della propria dieta è profondamente sbagliato.

SINCERAMENTE IO HO CAPITO POCO DELLA DIETA DISSOCIATA, QUALCUNA MI AIUTA?











Antifame: farmaci ed integratori antifame

Una delle armi più utilizzate nella lotta contro sovrappeso ed obesità è il ricorso ad integratori, farmaci e a strategie alimentariantifame. In termini medici si parla più correttamente dianoressizzanti, vocabolo che non si riferisce tanto all'anoressiaintesa come disturbo alimentare, quanto piuttosto alla capacità di attenuare la sensazione di appetito. Questo effetto antifame può essere ottenuto stimolando il centro ipotalamico della sazietà o inibendo quello della fame.Antifame

Farmaci antifame

I più conosciuti farmaci antifame sono i derivati amfetaminici. Molti, come la fenfluramina e ladexfenfluramina, non vengono più utilizzati a tale scopo, per il rischio di gravi effetti collaterali a livello cardiaco e polmonare. Tra gli altri princìpi attivi amfetaminosimili con azione antifame ricordiamo fenterminafendimetrazina, fenilpropanolamina, ciclazinolo mazindolo. Tutti questi farmaci antifame dovrebbero essere utilizzati sotto stretto controllo medico e per periodi molto brevi, non superiori ai tre mesi. In genere, i farmaci anoressizzanti sono riservati al trattamento di quei pazienti obesi (IMC > 30) in cui gli interventi dietetico-comportamentali non hanno prodotto i risultati sperati. Questo dovrebbe farci riflettere; se infatti per un obeso il rischio di effetti collaterali legati all'uso di tali farmaci è considerato inferiore rispetto alle gravi complicanze dell'obesità, lo stesso discorso non vale per un individuo in leggero sovrappeso, per cui il gioco non vale assolutamente la candela. Come tutte le amfetamine, infatti, i medicinali antifame possono creare dipendenza fisica e psicologica; possono inoltre produrre diversi effetti collaterali: irritabilità, insonnia,ansia, euforia, depressione, confusione, cefalea, insonnia, tremore, palpitazioni, tachicardiaed aritmie. I farmaci antifame amfetaminosimili sono particolarmente controindicati in presenza di ipertensionemalattie cardiovascolariipertiroidismo o instabilità emotiva, e comunque devono essere usati sotto rigoroso controllo medico.
Un altro farmaco antifame è la sibutramina, che insieme all'orlistat rappresenta l'unico medicinale approvato per la lotto contro l'obesità, anche se in Italia è stata bandita nel gennaio 2010. Anche in questo caso non mancano potenziali effetti collaterali, tali per cui dev'essere necessariamente assunta sotto stretto controllo medico.

Integratori antifame

Gli integratori antifame si dividono in due grandi categorie, quelli che ricalcano a grandi linee gli effetti dei farmaci anoressizzanti noradrenergici, e quelli ricchi di fibre. I primi agiscono aumentando la secrezione di catecolamine o stimolando i loro recettori, mentre i secondi si rigonfiano nello stomaco stimolando il senso di sazietà.
Tra gli integratori anoressizzanti noradrenergici, ricordiamo tutte le fonti di caffeina(matecolaguaranàcaffè lasciato a lungo in infusionecacao), l'efedrina (non più ammessa come integratore), l'arancio amaro e la sinefrina in esso contenuta. L'azione anoressizzante è comunque blanda, mentre prevale l'effetto di stimolo sul metabolismo corporeo. L'uso prolungato o a dosaggi eccessivi può rappresentare un importante fattore di rischio per le patologie del tratto gastrointestinale, cardiovascolare e nervoso (emicrania). Inoltre, il loro effetto dimagrante tende a scemare nel tempo per il fenomeno dell'assuefazione. Per tutti questi motivi, si consiglia di non prolungare l'assunzione oltre le 4-5 settimane, senza eccedere le dosi consigliate. Questi prodotti antifame sono generalmente controindicati per chi soffre di ipertensione, diabete, ipertiroidismoulcere peptiche e disturbi cardiovascolari in genere; inoltre, possono teoricamente potenziare l'effetto dei farmaci anoressizzanti ed ostacolare quello dei medicinali destinati al trattamento dell'ansia e dell'insonnia.
Gli integratori anoressizzanti a base di fibre alimentari, purché assunti insieme a generose quantità di acqua, si rigonfiano all'interno dello stomaco favorendo il senso di sazietà. Inoltre, agiscono a livello intestinale modulando e riducendo l'assorbimento di grassi e carboidrati. Tra questi integratori antifame ricordiamo: cruscaguar e gomma di guar,gomma karayapsillio, semi di psillioagar agarglucomannanopectina, farina di Konjac,algina ed acido alginicocarragenina. Gli integratori di fibre non andrebbero assunti prima di coricarsi, in quanto, rigonfiandosi rapidamente, potrebbero causare ostruzioni esofagee con conseguente asfissia notturna. In linea generale se ne sconsiglia l'uso in presenza di ostruzioni o infiammazioni intestinali, stenosi pilorica, megacolon o megaretto, marcato meteorismo e nelle dispepsie funzionali.
Un altro interessante integratore antifame è l'acido pinolenico contenuto nell'olio di semi dipino coreano.

Strategie alimentari antifame

A tal proposito consigliamo un'attenta lettura dell'articolo "tenere a freno l'appetito", oltre a quello generico con i nostri consigli alimentari; ciò consentirà al lettore di apprendere strategie antifame efficaci, economiche e generalmente prive di qualsivoglia controindicazione.







Orlistat (Xenical ®)

Insieme alla sibutramina*, l'orlistat rappresenta uno dei farmaci più utilizzati nel trattamento dell'obesità. Dal momento che questa patologia, considerata l'impressionante mole di fattori di rischio a cui si associa, è ben lontana dall'essere un semplice problema estetico, l'impiego di farmaci come l'orlistat (noto anche come tetra-idro-lipostatina) rappresenta un'importante conquista della ricerca farmaceutica.
Nomi commerciali: Xenical ® - Alli ® orlistat

*Il 24 gennaio 2010 la sibutramina è stata nuovamente bandita dal mercato italiano, in quanto i potenziali rischi derivanti dalla sua assunzione supererebbero i possibili benefici.

Meccanismo d'azione

Abbandonata la strada delle pericolose anfetamine e dei loro derivati, purtroppo ancora inconsciamente intrapresa da alcune persone o peggio ancora da medici senza scrupoli, l'attenzione dei ricercatori si è rivolta alla ricerca di farmaci alternativi. Nel caso dell'orlistat, l'idea è stata quella di produrre un farmaco capace di ridurre l'assorbimento dei grassi alimentari, che per il 98% sono costituiti da trigliceridi. Tale effetto è stato ottenuto attraverso la messa a punto di un principio attivo capace di inibire le lipasi gastroenteriche, ovvero quegli enzimi deputati alla scissione dei trigliceridi in frammenti più semplici e facilmente assorbibili dalla mucosa intestinale (acidi grassi più monogliceridi).
Grazie all'orlistat, i trigliceridi passati indenni all'attacco digestivo delle lipasi,  non possono essere assorbiti dalla mucosa intestinale e vengono quindi eliminati con le feci. Questo farmaco presenta infatti una struttura chimica molto simile a quella dei trigliceridi. Di conseguenza, l'elevata affinità con le lipasi intestinali e pancreatiche, fa sì che l'orlistat si leghi ad esse in modo stabile, diminuendo sensibilmente la quota enzimatica disponibile alladigestione dei trigliceridi.

Efficacia, effetti collaterali e precauzioni d'uso

Studi della durata di oltre due anni sull'efficacia terapeutica dell'orlistat, hanno messo in evidenza che alle dosi terapeutiche, la sua assunzione porta ad un calo ponderale, rispetto al peso iniziale, del 10%, contro una riduzione del 5% nel gruppo di pazienti trattati con la medesima terapia dietetica ipocalorica e placebo. Nel secondo anno di trattamento i soggetti passati dal placebo all'orlistat sono andati incontro ad un calo ponderale, mentre si è registrata un'inversione di tendenza, con riacquisto di peso, nel gruppo passato dall'orlistat al placebo.
Alle dosi terapeutiche (120 mg per tre volte al giorno, in corrispondenza dei pasti principali), l'orlistat è in grado di diminuire del 30% l'assorbimento della quota di grassi introdotta con la dieta; dosaggi superiori non sembrano favorire un ulteriore perdita di peso.
Si registrano effetti positivi anche sulla riduzione del colesterolo totale e LDL (o "cattivo"), mentre diminuisce la quota di acidi grassi essenziali e di vitamine liposolubili assorbita a livello intestinale (può essere necessaria una supplementazione multivitaminica prima di coricarsi).
Il problema più importante, e che sta alla base degli effetti collaterali dell'orlistat, risiede nel destino dei trigliceridi sfuggiti al processo digestivo che, metabolizzati dalla flora batterica residente, provocano i classici disturbi associati alla steatorrea. Questa condizione, che sta ad indicare la presenza nelle feci di una quota lipidica superiore alla norma, si accompagna aflatulenza, incontinenza, deiezioni oleose ed urgenza fecale (l'olio di vasellina, per esempio, è un classico lassativo emolliente). Tali effetti sono direttamente proporzionali alla quotalipidica introdotta nel pasto e rappresentano quindi un'importante strumento educativo. Temendo di incappare in questi disturbi, il paziente tende infatti ad acquisire una maggiore coscienza della quota di Grassi che introduce con la dieta, imparando a preferire le fonti alimentari più magre.
L'orlistat è controindicato in soggetti con malassorbimento cronico, con colestasi, ingravidanza ed in allattamento. Particolare cautela nella contemporanea associazione con farmaci ipoglicemizzanti, in quanto l'orlistat interferisce con la terapia antidiabetica orale (ildiabete di tipo II è molto diffuso tra i soggetti obesi). La concomitante somministrazione di orlistat non è inoltre raccomandata con i seguenti farmaci: fibratiacarbosio, biguanidi edanoressizzanti.
Il trattamento con orlistat deve essere interrotto qualora dopo 12 settimane dalla sua introduzione non si registri un calo ponderale uguale o superiore al 5% del peso registrato all'inizio della terapia. Considerato il suo meccanismo di azione, l'orlistat è sconsigliato quando si seguono modelli alimentari ipocalorici e fortemente ipolipidici.

Un "farmaco" naturale contro l'obesità, privo degli effetti collaterali dell'orlistat e degli altri medicinali destinati al suo trattamento, è rappresentato dalla fibra. Rigonfiandosi a livello gastrico, richiedendo una masticazione più lenta ed aumentando quindi il senso di sazietà, promuovendo l'escrezione con le feci di acidi grassi e biliari e modulando positivamente l'assorbimento degli zuccheri, la fibra contenuta nei vegetali e nei cereali integrali rappresenta la pietra miliare della terapia dietetica dell'obesità. E' efficace, costa poco e rappresenta soltanto uno degli innumerevoli benefici che si possono ottenere seguendo unadieta ricca di frutta, verdura e cibi ricchi in fibre.
Gli integratori di fibra, ed in modo particolare lo psillio, possono anche essere associati alla terapia con orlistat per controllare gli effetti indesiderati associati alla steatorrea.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

ho visto alle iene ke l' efedrina fa malissimo. stanne alla larga!!

Roxana ha detto...

grazie per il consiglio, la eviterò va bene magra ma viva hihi