martedì 24 agosto 2010

VOGLIA DI SOGNARE

La strada ampia di fronte ai nostri occhi si estende come fosse argentata tanto il sole la illumina, il cielo è così azzurro e privo di nuvole che pare finto. Ai lati di quella striscia argentata si estendono campi di grano secco, bruciato dal sole, come l'erba dalla quale si può scorgere il mare, cristallino, sembra attraversato da lucciole giganti, stelle in fila per assaporare l'odore del sale, la frescura di quell'acqua stupenda sulla quale il cielo si specchia, che ti guarda serena, sembra che dorma ed ogni onda è un respiro. Il vento si infiltra tra i finestrini, smuove i miei capelli rossi, scombinati, sempre troppo ribelli, li ignoro e canto a squarciagola, S, mi accompagna, mentre nascosta dietro un paio di occhiali da sole guarda sorridente l'orizzonte, la mano fuori dal finestrino, si schianta contro il vento. G, dietro di noi, finge di suonare un tamburo battendo le mani sui nostri sedili.
Si distrae dalla performance per sporgersi e fotografare il panorama e gridare - Fermati qui -.
Guardo alla mai destra, un piccolo sentiero sabbioso si apre tra l'erba ingiallita, mosche e zanzare svolazzano, spengo il motore della macchina, la musica, ora si sente solo il fruscio del mare e il canto di grilli e cavallette zompettanti.
Abbandoniamo l'auto, accostata sulla strada deserta e corriamo verso la spiaggi, fragili granelli di sabbia si rompono sotto la gomma delle infradito leggere, il mio vestito da mare, bianco e ampio si riempie dal vento caldo, sembro un angelo mentre corro libera verso l'oceano, me lo sfilo e lo abbandono sulla spiaggia deserta, i miei piedi scivolano in quella sabbia dorata, sento dietro di me S e G che sghignazzano, anch'essi si sono privati dei loro indumenti, vestiti solo dai nostri bikini infrangiamo l'uniformità dell'acqua, che fredda ci sfiora. Mi accarezza le gambe, le cosce e poi mi intrufolo al suo interno, scruto il profondo di quel liquido salato, nuoto leggera come una sirena, metto la testa fuori dall'acqua e riempio i miei polmoni di aria marina. Vedo G e S, mi lanciano spruzzi di acqua addosso, rispondo ridendo, poi usciamo e ci inseguiamo sulla sabbia, corriamo leggeri, cadiamo, ci rotoliamo e poi restiamo distesi li, in quel paradiso, guardando il sole che ci bacia, la sabbia attaccata sui nostri corpi bagnati il mare festoso che rompe le sue piccole onde sul bagnasciuga, niente può essere più perfetto di così, solo noi tre, nessun dubbio e nessun male.

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