domenica 30 maggio 2010

NON ESISTE LA PROVA DELLA TEORIA

Era sera, soli eravamo in macchina, in quell'auto che rivedo ovunque e ogni volta ricordandomi di lui, l'uno nelle braccia dell'altro, bocca su bocca, le lingue abbracciate, i corpi caldi, le mani ancora timide sfioravano il corpo l'uno dell'altra, i cuori battevano a mille. Avevo paura, lo fermai.
Mi chiese - Ehi è tutto apposto? - .
- Sì - risposi imbarazzata - e che io...beh dai hai capito -.
- Cosa- domandò C, così dolce, così apprensivo. Non so se realmente non avesse capito o se voleva semplicemente sentirmelo dire.
- Io non l'ho mai fatto ...e voglio aspettare - mi sforzai di essere onesta anche se mi vergognavo, risi e aggiunsi - Ti sembrerò una bambina -.
- No, sono contento - mi disse lui serio - ormai trovare una come te è più unico che raro -.
Sorrisi sorpresa - Davvero sei contento? -.
- Sì - mi accarezzò con l'indice la guancia scendendo fino al mento - non ho fretta -.
- Io ho paura che tu mi voglia solo per... - ammisi, ma non mi fece finire - Come posso dimostrarti che non è così?-.
La sua aria determinata mi fece ridere - Non lo so, lasciamo che sia il tempo a pensarci -.
- No - insistette lui - davvero, dimmi cosa devo fare e lo faccio -.
Guardai davanti a me, oltre il cruscotto non sapevo cosa dire cercai di spiegare il perchè del mio dubbio - No C., scusami io non volevo offenderti è che sono diffidente, quando ho visto questo posto così isolato...ecco io....-.
In effetti avevo pensai subito male quando vidi l'auto nascondersi in quel giardinetto che sembrava una sorta di boschetto, un nido dove consumare, amore, passione o semplicemente il corpo.
- Non sono offeso, io ti ho portata qui perchè volevo stare un po' solo con te - replicò C - dimmi cosa devo fare -.
Risi ancora, fuori c'era vento, era una fredda sera di febbraio, proposi - Esci e spogliati al freddo - scherzavo non volevo lo facesse davvero. Ma lui subito si tolse la maglietta, rimase in canottiera, l'afferrai per il braccio e dissi - Ma sei matto?! Cosa fai? -.
- Vuoi che mi tolga anche la canottiera? -.
Lo guardai quella canottiera nera gli stava aderente, delineava ed esaltava i suoi muscoli, era così bello che mi imbarazzai tanto da aver paura di toccarlo - No! - esclamai - non spogliarti ancora -.
Lui uscì dalla macchina, io cercai di fermarlo senza successo e lo vidi là fuori che come un matto si agitava al freddo.
Non riuscivo a non ridere, un po' perchè la situazione era buffa, un po' perchè ero contenta di quella sua prova d'interesse, scesi dalla macchina anche io, lo afferrai - Va bene C ho capito ma ora entra in macchina, sei un cretino -.
Ci abbracciammo lì al freddo, il suo corpo era caldo comunque e le sue braccia erano il posto più accogliente dove io fossi mai stata.
Il tempo passa, io mi illudo che le ferite siano guarite, ma dopo un mese o due si riaprono e non posso farci niente.
Forse non sono normale io...
Però C. io ti amo ancora
soffro ancora per te e sto male quando penso che io ricordo ogni cosa di noi, tutti i dettagli, mentre tu probabilmente non ricordi più nulla...
Scusami se non ero perfetta come tu meritavi
e stavolta a parlare non è Rox ma la vera me quella che ha la tua stessa iniziale
C.

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